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La vita normale degli apostoli mormoni

La vita normale degli apostoli mormoni

Spesso attribuiamo la grande levatura spirituale dei nostri apostoli a una presunta mancanza di difficoltà nella loro vita. Attribuiamo loro gioie, ricchezze e successi che quasi raramente corrispondono alla realtà.

E poi pensiamo che, se anche noi potessimo essere benedetti con una mancanza di prove grandi nella nostra vita, come riteniamo sia stato per loro, allora anche noi potremmo diventare dei giganti spirituali come loro.

La verità è che le doti che riconosciamo in questi uomini la cui fede vorremmo emulare sono il frutto di una vita spesa a gioire dei momenti belli e a darsi da fare per superare quelli brutti.

Parlando dell’anziano Ronald A. Rasband del Quorum dei Dodici Apostoli, l’anziano M. Russell Ballard ha detto: “I genitori di Ron erano in condizioni economiche difficili, ma la famiglia aveva il Vangelo” (Liahona, aprile 2016, 14). E l’anziano Rasband ha aggiunto: “Non abbiamo mai avuto molti soldi, ma questo dettaglio non ha mai influito sulla mia felicità” (Liahona, aprile 2016, 14).

Ronald A. Rasband apostolo mormoni.jpg


L’anziano Ballard ha parlato anche del dolore della morte di persone care che ha colpito la famiglia dell’anziano Rasband: “Dopo la nascita di Paxton, nipote di Ron[ald] e Melanie, la famiglia ha fatto grande affidamento sulla forza spirituale e sul sostegno di Ron. Paxton, nato con una rara malattia genetica, soffriva di una miriade di problemi di salute che ha messo la famiglia alla prova dal punto di vista fisico, emotivo e spirituale. L’anziano Rasband ha definito il viaggio che ha seguito la nascita di Paxton ‘un crogiolo per apprendere lezioni speciali in merito all’eternità’. Durante i tre anni del breve soggiorno terreno di Paxton – anni in cui le domande erano tante e le risposte poche – l’anziano Rasband è stato un pilastro spirituale, guidando la propria famiglia ad attingere al potere dell’Espiazione di Gesù Cristo” (Liahona, aprile 2016, 16).


Anche il presidente Dieter F. Uchtdorf della Prima Presidenza non è stato immune dalle difficoltà, anzi. Di recente ha raccontato: “Arrivammo dalla Cecoslovacchia quando avevo quattro anni e poi lasciammo la Germania dell’Est per quella dell’Ovest quando avevo undici anni. Nel giro di quei pochi anni perdemmo tutto per ben due volte. Ricordo che passavo vicino ai campi dove l’esercito russo cucinava i pasti per i suoi soldati e li vedevo buttare l’immondizia in grandi secchi. Attraverso quelle recinzioni vedevo cose che avrei tanto voluto avere e che loro invece buttavano via” (Church News, 5 maggio 2016).

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In questo video, il presidente Uchtdorf racconta di un’esperienza terrificante vissuta quando aveva tre anni insieme a sua madre mentre fuggivano dalla guerra e dalla fame.


GUARDA IL VIDEO DI QUESTA STORIA

L’anziano D. Todd Christofferson del Quorum dei Dodici Apostoli ha raccontato un’esperienza molto personale che ci aiuta a capire quanto anche la sua vita sia stata costellata da prove e difficoltà.

“Prima di essere chiamato a essere un’Autorità generale, ho attraversato un periodo di crisi economica durato vari anni. Non si trattò della conseguenza degli errori o della cattiva volontà di qualcuno, ma di una di quelle cose che a volte ci capitano nella vita. Ci furono alti e bassi per gravità e urgenza, ma il problema non sparì mai completamente. A volte il problema sembrava minacciare il benessere mio e della mia famiglia, e pensavo di essere sull’orlo del tracollo. Pregai che un miracoloso intervento divino ci salvasse. Sebbene avessi pregato in tal senso molte volte con grande sincerità e sollecitudine, la risposta era: ‘No’ […] C’erano volte in cui avevo esaurito tutte le mie risorse, in cui non potevo andare più da nessuna parte o da nessuno, in cui non c’era più essere umano a cui potessi rivolgermi per aiutarmi a far fronte alle mie necessità. Senza altra via d’uscita, più di una volta mi sono inginocchiato in lacrime implorando il Padre Celeste di aiutarmi”.

                                                 

L’anziano Christofferson spiega cosa ha imparato dalle sue prove: “Sebbene abbia sofferto, nel guardare indietro, sono grato che non ci sia stata una soluzione immediata del problema. Essere forzato a rivolgermi a Dio quotidianamente per ricevere aiuto per molti anni mi ha insegnato come pregare e ricevere risposte, e mi ha insegnato in modo molto pratico ad avere fede in Dio. Ho imparato a conoscere il mio Salvatore e il mio Padre Celeste in un modo e a un livello che non si sarebbero realizzati altrimenti o che avrebbero richiesto molto più tempo. Ho imparato che il pane quotidiano è un bene prezioso. Ho imparato che oggi la manna può essere reale tanto quanto la manna fisica della storia biblica. Ho imparato a confidare nel Signore con tutto il mio cuore. Ho imparato a camminare con Lui giorno dopo giorno” (“Dacci oggi il nostro pane cotidiano”, Riunione al caminetto del Sistema educativo della Chiesa per i Giovani Adulti, 9 gennaio 2011, Brigham Young University).

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La forza, la luce, la fede e la spiritualità che vediamo riflesse nel volto dei 15 uomini che chiamiamo apostoli e profeti viventi non è il risultato dell’assenza di prove ma l’aver imparato a restare fedeli al Vangelo mentre esse imperversavano.